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Continuità educativa e cambiamento

Francesca Linda Zaninelli Ricercatrice di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università Milano-Bicocca

I significati della continuità educativa

Clotilde Pontecorvo scrive che “la tensione tra ciò che è costante e ciò che cambia, il problema della riorganizzazione mentale e personale che avviene in dati momenti dello sviluppo, la questione dei cambiamenti di tipo qualitativo che avvengono nelle conoscenze, nelle abilità, negli atteggiamenti resta assai importante tanto nelle teorie dello sviluppo quanto in quelle psicopedagogiche.”

Optare per la continuità educativa non significa credere nella stabilità assoluta o negare i mutamenti radicali. Significa piuttosto controllare meglio i modi della differenziazione nella sequenzialità, all’interno di soluzioni istituzionali che garantiscano la coesistenza di continuità e differenziazione tra i diversi ordini di scuola (Pontecorvo, 1989).

Parlare di educazione e sviluppo significa dunque assumere la continuità educativa non come un tema tra i tanti, ma come un concetto chiave della concezione stessa del fare educazione. È il “perno” (Bertolini, 1986) di ogni esperienza e progetto educativo.

La continuità educativa è una traiettoria evolutiva che connette identità e differenze, contesti e ambienti educativi. Attraverso il suo svolgersi coerente di eventi e l’accompagnamento nelle transizioni della crescita (Cesareo, 1986), diventa possibile dare senso agli apprendimenti dei bambini su sé stessi, sugli altri e sul mondo.

Come scrive John Dewey, “ogni esperienza riceve qualcosa da quelle che l’hanno preceduta e modifica in qualche modo la qualità di quelle che seguiranno” (1938).

La continuità assume anche il significato di contenitore temporale dell’educazione, nel quale si tessono sequenze e trame conoscitive attraverso l’interazione tra adulti e bambini.

In questa prospettiva si accoglie la “preistoria” degli apprendimenti infantili (Vygotskij, 1980), cioè l’insieme delle esperienze e conoscenze costruite dai bambini prima dell’ingresso nei contesti educativi formali.

I significati della continuità educativa sono dunque molteplici e si articolano su diversi livelli: pedagogico, sociale, culturale e politico.


Un percorso integrato e unitario 0-6

La Legge n. 107/2015 e il Decreto Legislativo n. 65/2017 hanno introdotto nel sistema educativo italiano importanti innovazioni, delineando un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni.

Questo sistema promuove la continuità del percorso educativo e scolastico e sostiene lo sviluppo dei bambini in un processo unitario, volto anche a ridurre gli svantaggi culturali e sociali e a favorire l’inclusione.

Continuità educativa e curricolo 0-6 diventano quindi riferimenti chiave per un percorso educativo unitario fin dalla nascita, capace di valorizzare le differenze e garantire pari opportunità.

Al centro vi è il processo educativo che coinvolge ogni bambino nella sua integrità e singolarità, superando le diverse condizioni di partenza e garantendo un’educazione inclusiva.

La prospettiva è quella di un sistema integrato costruito a partire dai servizi e dalle scuole esistenti, attraverso progettazioni condivise e coordinate.

Come ricorda Carla Rinaldi, l’obiettivo è evitare che ogni passaggio tra servizi rappresenti un ricominciare da capo senza memoria.


La continuità educativa nei e tra i contesti

La continuità educativa assume significati molteplici e contribuisce a qualificare il progetto educativo complessivo per l’infanzia 0-6 anni.

Essa si sviluppa lungo due dimensioni principali:

  • Verticale, collegando i diversi servizi e le diverse età dei bambini.
  • Orizzontale, coinvolgendo famiglie, territorio e comunità educante.

La continuità verticale si costruisce attraverso lo scambio e la formazione comune tra educatori dei nidi e insegnanti della scuola dell’infanzia, creando linguaggi condivisi e progettazioni coerenti.

Tra gli strumenti fondamentali indicati dal Decreto Legislativo 65/2017 troviamo:

  • la formazione in servizio del personale;
  • la qualificazione universitaria degli operatori;
  • il coordinamento pedagogico territoriale.

Un ruolo centrale è svolto anche dalla relazione scuola-famiglia. Ripensare il rapporto tra educatori e genitori in un orizzonte temporale più ampio consente di costruire una reale comunità educativa.

La continuità educativa 0-6 diventa così un’occasione per ripensare le connessioni tra servizi, scuole e famiglie e per costruire nuove conoscenze sullo sviluppo e sull’apprendimento dei bambini.


Bibliografia

  • Anolli L., “La discontinuità come condizione della continuità educativa tra famiglia e scuola”, in Cesareo V., Scurati C. (a cura di), Infanzia e continuità educativa, FrancoAngeli, Milano, 1986.
  • Bertolini P., “Il problema della continuità”, in Cesareo V., Scurati C. (a cura di), Infanzia e continuità educativa, FrancoAngeli, Milano, 1986.
  • Bruner J.S., La cultura dell’educazione, Feltrinelli, Milano, 1997.
  • Cagliari P., “Ricerche di continuità”, in Edwards C.P., Gandini L., Forman G. (a cura di), I cento linguaggi dei bambini, Edizioni Junior-Spaggiari, Parma, 2017.
  • Catarsi E., Pedagogia della famiglia e educazione familiare, FrancoAngeli, Milano, 2003.
  • Dewey J., Esperienza e educazione, Raffaello Cortina, Milano, 2014.
  • Mantovani S., “Continuità nella specificità fra asilo nido e scuola materna”, in Cesareo V., Scurati C., Infanzia e continuità educativa, FrancoAngeli, Milano, 1986.
  • Pontecorvo C., Un curricolo per la continuità educativa dai quattro agli otto anni, La Nuova Italia, Firenze, 1989.
  • Rinaldi C., “La continuità nei servizi per l’infanzia”, in Battaglioli B. et al., Il nido compie 20 anni, Edizioni Junior, Bergamo, 1997.
  • Zaninelli F.L., Pedagogia e infanzia. Questioni educative nei servizi, FrancoAngeli, Milano, 2010.
  • Zaninelli F.L., Continuità educativa e complessità zero-sei, Edizioni Junior-Bambini, Reggio Emilia, 2018.

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