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La scintilla innata della scienza

Lara Albanese, Fisica, scrittrice, consulente nel campo dell’educazione scientifica e in natura

L’indagine scientifica, linguaggio spontaneo e innato dei bambini

Non è necessario alimentare la scintilla della scienza nei bambini piccoli, poiché già da quando nascono si pongono continuamente in relazione con il mondo che li circonda cercando di comprenderne i meccanismi e le regole (Magrone e Millán Gasca, 2018). Lo stesso fa lo scienziato, applicando ovviamente leggi e criteri che ha appreso grazie a studio ed esercizio.

I bambini non sono certo “piccoli scienziati”, perché uno scienziato ha fatto studi approfonditi e conosce le regole formali che governano la scienza e l’indagine scientifica. L’indagine dei bambini è invece a tutto campo e osserva il mondo attraverso una molteplicità di linguaggi posti sullo stesso piano.

Diversi aspetti del metodo scientifico si ritrovano nell’agire dei bambini. In primo luogo un esperimento scientifico deve essere ripetuto molte volte. Sappiamo come i bambini amino replicare la stessa azione più e più volte proprio per comprendere se il risultato sia sempre il medesimo.

Possiamo pensare a un bambino seduto che fa cadere ripetutamente un piccolo giocattolo, spesso in attesa che l’adulto lo raccolga per poter ripetere l’esperimento. Una volta compreso il meccanismo, il bambino procede per piccole variazioni: cosa succede se invece di lasciarlo cadere lo lancio verso l’alto?

La scoperta e la sperimentazione fanno quindi naturalmente parte del pensare e dell’agire del bambino. Noi adulti possiamo contribuire e favorire il pensiero scientifico: per esempio evitando di semplificare eccessivamente le esperienze che permettono ai bambini di osservare il mondo.

Educazione scientifica 1 Educazione scientifica 2

Sostenere le competenze scientifiche dei bambini

La prima azione che noi adulti possiamo compiere per sostenere le competenze scientifiche dei bambini sta nel consentire loro l’esposizione al mondo. Permettere di toccare e vivere l’universo che li circonda, possibilmente ampliandolo.

Se alcuni bambini frequentano una scuola nel centro di una città, dobbiamo consentire loro di scoprire non solo la città ma anche prati, alberi, cieli stellati e la Luna. Analogamente, i bambini che vivono in campagna dovrebbero conoscere anche le città e le loro dinamiche.

La scuola ha quindi la responsabilità di esporre tutti i bambini a esperienze che riguardano un mondo ampio e variegato e non solo quello frequentato dalla famiglia.

Contesti e materiali per fare scienza con i bambini

Il primo laboratorio da visitare è il mondo attorno ai bambini. Lo spazio all’aperto rappresenta un contesto privilegiato per l’indagine scientifica. Programmare frequenti uscite e permettere ai bambini di toccare, osservare e sperimentare è fondamentale.

Ogni sezione dovrebbe avere uno spazio dedicato alla scienza: un angolo nel quale sperimentare materiali, osservare forme, colori, trasparenze, magnetismo, galleggiamento e peso.

Molti strumenti scientifici possono essere costruiti con materiali semplici e di recupero. Per esempio una lavagna luminosa permette di studiare luce, colore e trasparenze, mentre una semplice calzamaglia può diventare una bilancia per confrontare pesi.

L’educazione in natura è per sua stessa essenza educazione scientifica. Permette di osservare fenomeni reali e riduce la distanza tra scienza e vita quotidiana.

Sperimentare insieme il metodo e il pensiero scientifico

Fare scienza significa utilizzare un metodo e avere uno sguardo particolare sulla realtà. Il metodo scientifico non toglie nulla alla fantasia: al contrario, senza immaginazione nessuno scienziato avrebbe fatto scoperte.

Gli adulti devono essere accompagnatori del pensiero scientifico dei bambini, valorizzando le loro domande e suggerendo stimoli che permettano al ragionamento di proseguire.

Per questo è importante formare gli insegnanti, permettere loro di sperimentare direttamente il metodo scientifico e creare occasioni di incontro con scienziati e laboratori di ricerca.

Ciò che conta non è la memorizzazione delle scoperte scientifiche ma lo sviluppo del metodo: osservare, formulare ipotesi, sperimentare e costruire teorie.

Note

http://docplayer.net/99542451-Assessing-and-evaluating-a-case-study-in-the-framework-of-eu-unawe-italy-project.html

Bibliografia

Albanese L., Lo scatolone scientifico, “Bambini”, n.8, 2001.

Albanese L., Fare spazio alla scienza, “Bambini”, n.9, 2008.

Casa delle Arti del Gioco, La scienza in altalena, Editoriale Scienza, 2010.

Magrone P., Millán Gasca A., I bambini e il pensiero scientifico, Carocci, 2018.

Rodari G., Grammatica della fantasia, Einaudi.

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