Perchè documentare?

Manuela Ravecca – pedagogista, formatrice autobiografica, raccoglitrice di storie

“Quando tutti pensano di sapere il significato di una parola, questa smette di respirare, di vivere.
Se penso di sapere già cosa sto facendo, smetto di interrogarmi, smetto di avere cura delle parole”
Laura Formenti
Lavorare con le parole
È interessante, quando ci si avvicina a una parola nota e diffusa, come per esempio documentazione, interrogarsi sul suo significato essenziale e sul messaggio che si pensa possa trasmettere universalmente. La ricerca sull’ermeneutica delle parole diventa una palestra preziosa per scoprire dimensioni soggettive di senso e percezioni che spesso non risultano condivise.
Durante i corsi sulle tecniche di documentazione, il percorso inizia proprio dalla ricerca di un significato condiviso del termine documentazione. Un patto di comprensione reciproca utile per definire il punto di partenza e quello di arrivo del lavoro formativo.
Interrogare le parole insieme permette di sperimentare il loro essere incarnate nelle nostre azioni, gesti, sensazioni e sentimenti (Formenti, 2009), riscoprendo il loro valore fondativo nel vivere insieme e attribuendo loro un significato condiviso nel contesto specifico del qui e ora.
Comprendere il significato incarnato delle parole aiuta a coglierne il valore strumentale e a rispondere alla domanda: perché documentare?
Cosa intendiamo per documentazione?
Sono molti i testi che si occupano di documentazione educativa. L’intento qui non è quello di sintetizzare l’intero dibattito, ma di evidenziare alcuni elementi utili per comprendere il contesto entro cui si colloca il progetto di documentazione biografica.
La documentazione educativa si muove tra differenti paradigmi che generano modelli, strumenti e pratiche diverse. Le modalità di documentazione sono infatti specifiche per contesti e ambiti e non possono essere considerate universali.
Documentare è…
- Informarsi e apprendere nuove conoscenze.
- Cercare prove, testimonianze e studi a sostegno di un’idea.
- Scrivere, fotografare, registrare per ricordare e conservare memorie.
- Riportare in modo oggettivo eventi e situazioni.
- Arricchire e approfondire le conoscenze.
- Tenere memoria dei progressi e dello sviluppo di un bambino.
- Rendere disponibili informazioni che altrimenti andrebbero perdute.
- Tenere traccia di qualcosa per dimostrare l’esistente.
- Lasciare una traccia utile per sé e per gli altri.
- Spiegare ad altri concetti, esperienze o situazioni.
- Approfondire un argomento per renderlo più chiaro.
- Rendere fruibili esperienze e fatti vissuti.
- Trascrivere passaggi importanti per mantenerli disponibili.
- Rappresentare, arricchire e raccontare.
- Condividere e scambiare conoscenze.
- Raccogliere informazioni e organizzare materiali.
- Costruire un archivio di esperienze e conoscenze.

“Hai indovinato l’indovinello?” domandò il Cappellaio ad Alice.
“No, ci rinuncio. Qual è la risposta?”
“Non ne ho la minima idea!” disse il Cappellaio.
Lewis Carroll
Trasversalità del documentare
Come ogni storia si compone di forma, spazio, tempo e sequenze, anche l’attività del documentare attraversa queste dimensioni creando strutture che diventano infrastrutture del progetto e del prodotto finale.
Temporalità del documentare
C’è un tempo per documentare. Tra educatori e insegnanti circolava uno slogan: pensare prima per documentare poi.
Esiste infatti una doppia temporalità: il tempo del pensiero e quello dell’azione. Un tempo iniziale dedicato alla progettazione e altri tempi successivi legati alla realizzazione concreta della documentazione.
Modalità del documentare
Nella letteratura sono presenti diverse griglie che aiutano a strutturare la documentazione rendendola semplice ma non superficiale, completa ma non ridondante.
Queste griglie aiutano a costruire il progetto di documentazione, frutto del tempo dedicato a pensare la documentazione prima di realizzarla.
“La vita non è una domanda che deve trovare una risposta, ma un’esperienza che deve essere vissuta”
Søren Kierkegaard
Il progetto di documentazione
Le domande sui tempi e sui modi del documentare diventano la struttura del progetto di documentazione, che dovrebbe essere pensato prima dell’attività che si intende raccontare.
Il progetto aiuta a raccogliere tracce, segni e materiali utili a costruire una narrazione coerente dell’esperienza.
Documentare non significa solo raccontare i fatti, ma ricercarne il senso profondo, in un processo continuo di interpretazione e ridefinizione.
Quando una documentazione può dirsi educativa?
L’oggetto della documentazione
Le documentazioni educative descrivono attività educative: percorsi di apprendimento, laboratori, progetti e attività didattiche.
L’intenzionalità informativa
Le documentazioni raccontano a chi non era presente ciò che è accaduto e il perché, rendendo visibile l’agire educativo.
L’effetto formativo
Con il tempo alcune documentazioni diventano strumenti di riflessione e confronto, favorendo processi di apprendimento e cambiamento professionale.
Promozione della cultura educativa
La diffusione dei prodotti di documentazione contribuisce alla crescita della cultura educativa e al riconoscimento del valore delle professioni educative.
E allora perché non documentare?
Note
1. Estratti dall’esperienza dei corsi di formazione su Teorie e tecniche della documentazione nell’ambito dei corsi regionali per la formazione degli educatori prima infanzia, CSEA, Ivrea e Cuorgnè (TO), 2007–2010.
Bibliografia
- AA.VV., Le altre storie…, in “Bambini”, n.3, 2008.
- Di Pasquale G., Maselli M., L’arte di documentare, Marius, Milano, 2002.
- Formenti L. (a cura di), Attraversare la cura, Erickson, Trento, 2009.
- Ravecca M., Narrazioni d’opera, Edizioni Junior-Spaggiari, Parma, 2013.
- Ravecca M., “Le restituzioni biografiche”, in M. Guerra (a cura di), Dalla parte del futuro, Edizioni Junior-Spaggiari, Parma, 2013.
